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Il laboratorio è focalizzato sullo studio delle interazioni funzionali
fra sistema immunario e tumore. In particolare, grande attenzione viene posta sui meccanismi
molecolari, trasduzione del segnale ed eventi trascrizionali, che dirigono le funzioni dei
leucociti infiltranti il tumore, macrofagi-associati a tumore (TAM) e cellule mieloidi soppressorie
(MDSC) in particolare. Negli ultimi anni, il laboratorio ha contribuito a definire il ruolo
pro-tumorale di queste cellule ed identificato eventi e molecole chiave che guidano il loro
reclutamento e il loro fenotipo funzionale. Lo scopo della ricerca è di comprendere i meccanismi
mediante i quali il tumore induce in queste cellule l’espressione di funzioni favorenti sviluppo e
progressione tumorale, come: angiogenesi, immunosoppressione, crescita e formazione di metastasi.
Il fine ultimo è l’identificazione e la validazione di nuovi bersagli e strategie
terapeutiche.
PRINCIPALI LINEE E RISULTATI DI RICERCA
Studi epidemiologici e sperimentali hanno dimostrato una forte
correlazione fra infiammazione cronica e sviluppo tumorale. Gli studi del gruppo di ricerca è
quindi principalmente rivolto alla comprensione dei circuiti infiammatori espressi nel
microambiente tumorale e degli eventi molecolari che li governano.
Meccanismi di reclutamento dei TAM
I tumori solidi contengono molte aree di ipossia (basse concentrazioni
di ossigeno), che si formano quando la vascolatura del tumore non è più in grado di sostenere il
bisogno metabolico necessario per la sua crescita. L’ipossia tumorale ha forti ripercussioni a
livello clinico, come l’aumentata aggressività del tumore e la mancata risposta a chemio e
radio-terapie convenzionali. Recenti evidenze indicano che i leucociti infiltranti i tumori,
macrofagi-associati a tumore (TAM) in particolare, si localizzano preferenzialmente nelle regioni
ipossiche del tumore, dove acquisiscono funzioni che favoriscono l’angiogenesi tumorale, la
sopravvivenza di cellule tumorali e la formazione di metastasi. In accordo, recenti evidenze hanno
dimostrato in diverse neoplasie umane una stretta correlazione fra un elevato numero/densità
di macrofagi all’interno del tumore (TAM) e una cattiva prognosi.
L’Hypoxia-Inducible Factor-1 è un fattore trascrizionale che gioca un
ruolo primario nella risposta adattativa all’ipossia. Il gruppo ha recentemente riportato che l’i
possia tumorale induce un programma di reclutamento dei TAM mediato dalla via HIF-1/CXCR4. La
validità di questo circuito molecolare è stata confermata anche in cellule endoteliali, dove il
recettore chemochinico CXCR4 promuove migrazione cellulare e formazioni di nuovi vasi, e in linee
tumorali umane (carcinoma della mammella e del rene) dove CXCR4 favorisce migrazione e metastasi,
proliferazione e sopravvivenza. Lo studio ha quindi identificato il circuito HIF-1/CXCR4 come
un potenziale bersaglio terapeutico che si pone all’interfaccia fra cellula tumorale, sistema
immunitario e apparato vascolare, ponendo le basi per lo sviluppo di nuovi inibitori di HIF-1 e
antagonisti di CXCR4. Recentemente, il gruppo ha inoltre definito gli effetti inibitori dell’i
possia sul differenziamento e maturazione di cellule dendritiche di origine mieloide, contribuendo
a chiarire aspetti relativi al loro fenotipo immaturo e all’immunosoppressione che si osserva nel
microambiente tumorale.
Meccanismi di attivazione dei TAM
Il fattore trascrizionale NF-k
B gioca un ruolo primario nello sviluppo della risposta infiammatoria e nella biologia dei
tumori.In particolare, l’attivazione costitutiva di NF-k
B rappresenta un evento comune a molti tumori solidi, che promuove proliferazione cellulare e
resistenza verso segnali apoptotici. Modelli sperimentali hanno inoltre dimostrato che l’inibizione
di NF-k
B aumenta la loro sensibilità a chemioterapici e radiazioni. NF-k
B risulta attivato anche nelle cellule dell’infiltrato infiammatorio, dove determina la
produzione di citochine e fattori di crescita che comportano proliferazione cellulare e
neoangiogenesi. Obiettivo principale dello studio è la caratterizzazione del sistema NF-k
B, l’identificazione di nuovi bersagli molecolari nel microambiente tumorale e la
caratterizzazione del loro ruolo nell’angiogenesi e nella regolazione delle diverse tappe della
trasformazione e progressione tumorale. Il progetto mira inoltre a traslare le conoscenze acquisite
nella pratica clinica e a fornire nuovi approcci terapeutici (carcinoma epatocellulare e colon
retto). A tal fine, effettori molecolari abnormemente espressi nel tumore sono testati in modelli
preclinici, per valutare l’efficacia sperimentale di questa nuova strategia terapeutica.
In questo quadro, il gruppo ha recentemente descritto che i nuclei dei TAM sono
caratterizzati dall’accumulo massivo dell’omodimero inibitorio p50 NF-k
B. Questo evento conferisce ai TAM l’incapacità di esprimere un efficace programma
infiammatorio antitumorale. In accordo, in assenza della proteina p50 NF-k
B si sviluppa resistenza alla crescita di tumori di diversa origine (fibrosarcoma, melanoma,
cancro colon retto). L’attività antitumorale osservata in assenza di p50 NF-k
B è associata ad un recupero di funzioni infiammatorie specifiche dei TAM e di altre cellule
del compartimento mieloide. Lo studio si rivolge ora all’identificazione dei meccanismi tumorali
che inducono p50 nucleare nelle cellule dell’immunità innata, al fine di sviluppare nuove strategie
farmacologiche atte prevenirne l’accumulo. Ulteriori meccanismi di disregolazione del sistema
NF-k
B nel microambiente tumorale sono attualmente allo studio.
FINANCIAL SUPPORT
Il Laboratorio di Immunologia Molecolare riceve finanziamenti dalla
Comunità Europea per lo studio della biologia delle cellule dendritiche (Progetto DC-THERA),
dall'Associazione Italiana Ricerca Cancro (AIRC), dal Ministero della Salute (Oncologia 2006),
dall'Istituto Superiore di Sanità (Alleanza Contro il Cancro) e dalla Fondazione Berlucchi
(progetto "Validazione di bersagli molecolari per la terapia del carcinoma
epatocellulare"). |