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Non date cibo ai globuli bianchi!

Maggiore è il numero dei vasi, maggiore èla quantità di “cibo” fornita ai globuli bianchi, causa dell'infiammazione intestinale.

L'angiogenesi - cioè la formazione di nuovi vasi sanguigni - è una componente delle malattie infiammatorie croniche intestinali: maggiore è il numero dei vasi, maggiore sarà la quantità di "cibo" fornita ai leucociti (i globuli bianchi) che sono la causa dell'infiammazione. Bloccare la nascita di nuovi vasi sanguigni - intuizione alla base dei celebri studi sull'angiogenesi in campo oncologico - significa bloccare l’infiammazione e curare patologie come la malattia di Crohn e la rettocolite ulcerosa.


Nell'immagine, i vasi sanguigni di un intestino affetto da malattie infiammatorie croniche intestinali
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"Fino ad oggi l'angiogenesi è stata studiata come processo chiave per la lotta ai tumori (all'aumento dei vasi sanguigni corrisponde un aumento di sostanze nutritizie al cancro) – spiega il dr. Silvio Danese, medico-ricercatore dell'Unità Operativa di Gastroenterologia di Humanitas, diretta dal prof. Alberto Malesci –. Limitare o bloccare l’angiogenesi significa infatti bloccare il nutriente del tumore". Lo stesso principio è stato applicato per l'infiammazione alle articolazioni ed oggi si dimostra valido anche per l'infiammazione intestinale. La scoperta segna un importante passo avanti nella cura della malattia di Crohn e della rettocolite ulcerosa (IBD, inflamatory bowel disease), malattie che si manifestano in modo diverso da paziente a paziente a livello di sintomi, decorso clinico ed impatto sulla qualità della vita.


"L’aumento dei vasi sanguigni nell’i ntestino – spiega Danese – si è rivelata indispensabile per rendere disponibili un maggior  numero di sostanze nutritizie ai leucociti (i globuli bianchi), ovvero i responsabili del danno infiammatorio".




Nuovo approccio terapeutico
Per la prima volta nel mondo, in casi di colite (presa come modello delle malattie infiammatorie croniche intestinali), è stato utilizzato con successo un farmaco anti-angiogenico. "È una novità importante – spiega Danese – perché si blocca il modo in cui i globuli bianchi ricevono i nutrienti: in questo caso si affama l'infiammazione". Il prossimo step della ricerca sarà la sperimentazione sull'uomo.

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